Leonardo da Vinci, Ultima Cena (particolare), 1495–1498, Cenacolo di Santa Maria delle Grazie, Milano

IL MISTERO PASQUALE
ANIMA E VOLTO DEL CRISTIANO

Giuseppe Florio 

C’è un detto popolare che tutti conoscono: Natale con i tuoi. Pasqua con chi vuoi. No, non è più così in questa nostra società profondamente secolarizzata. Quando arriva il Triduo il cristiano ‘si ferma’, non va in vacanza e, se possibile, neppure al lavoro. Per dedicarsi ad una profonda contemplazione. In comunione con tutta la Chiesa e in particolare con tutte le vittime innocenti… innocenti come Gesù di Nazareth. Vediamo tre punti che sono l’anima del ‘mistero pasquale’ e quindi della nostra fede e della nostra vita.

Possiamo iniziare con il Sabato santo notte, quando l’assemblea proclama e confessa che quel Gesù crocifisso è risorto e rinnova il battesimo. Nella liturgia di quella notte leggiamo sempre alcuni versetti decisivi che Paolo ha scritto nella lettera ai Romani, al cap. 6. Consideriamo con grande attenzione il versetto 5: “Se infatti siamo stati innestati a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua resurrezione”. Un'intuizione geniale. È qui il senso del battesimo. Il battezzato è chiamato a vivere in simbiosi con il Cristo. Inserito in lui. Imparerà a saper morire e a vivere come Gesù ci ha trasmesso. E se siamo una vite ‘selvatica’, da innestati, riusciremo a produrre uva buona! Ecco perché non siamo prima di tutto la ‘religione’ del peccato, ma della grazia. Alla nostra umanità, per quanto condizionata dalla fragilità e dal ‘peccato’ ci è stata donata la grazia di vivere un rapporto ...

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