PAPA LEONE E LA PRIMATE ANGLICANA
TRA SCISMI E RICONCILIAZIONI MANCATE

Agostino Massi

La visita dell’arcivescova Sarah Mullally alla tomba di Pietro e al papa non è soltanto un gesto liturgico, né un episodio di cortesia diplomatica. È un atto che incide nella trama profonda del mondo, dove il religioso e il politico non sono mai davvero separati, ma si specchiano l’uno nell’altro come due facce della stessa sovranità simbolica.

Un incontro che parla alla storia Perché quando una Primate anglicana si presenta davanti alle spoglie mortali dell’Apostolo e al vescovo di Roma, non si muove solo una persona: si muove una storia. Si muove un’eredità di scismi e riconciliazioni mancate, di imperi dissolti, di nuove geografie spirituali e l’idea stessa di cristianesimo come forza evangelica che attraversa i secoli.

In un mondo dove la geopolitica sembra dominata da algoritmi, pipelines e arsenali, un gesto come questo ricorda che il potere non è fatto solo di acciaio e di mercati, ma anche di simboli che resistono al tempo. E che le grandi trasformazioni globali spesso iniziano in silenzio, in luoghi dove la storia sembra dormire: una cripta, una basilica, un incontro che non fa rumore ma sposta assi.

E tuttavia, ciò che accade sul piano geopolitico non esaurisce il significato di questo incontro. Perché ogni gesto che tocca Pietro non parla solo alla storia, ma al mistero. Dietro la diplomazia, c’è una grammatica più antica: quella della fede che interroga, riconcilia, converte. È qui che la visita dell’arcivescova Mullally rivela la sua ...

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