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VATICANO-LEFEVRIANI: PERCHE’ NEGOZIATI SEGRETI?

Christine Pedotti, Anne Soupa,
Thierry Jaillet, Gilles Marmasse

Nel settembre scorso ha avuto luogo, a Roma, un incontro tra il cardinal Levada, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, e Mons. Fellay, rappresentante della corrente integralista cattolica.

Il “Preambolo dottrinale”
Questa riunione, che faceva seguito ad una serie di incontri a livello più basso, aveva lo scopo, secondo i termini del comunicato ufficiale del Vaticano, di avanzare sulla via di una “piena riconciliazione” tra gli integralisti e la Chiesa di Roma.
Il cardinale ha, infatti, presentato al suo interlocutore un “preambolo dottrinale” distinguendo ciò che, dal punto di vista romano, non è negoziabile nei testi del Concilio vaticano II e ciò che invece può essere oggetto di una “legittima discussione”, detto più chiaramente, ciò che può essere ricusato. Il Magistero ha, quindi, fatto una concessione importante rinunciando ad esigere dagli integralisti il completo e totale riconoscimento del Concilio. Ma chiede loro, come contropartita, di aderire pubblicamente a ciò che ritiene essere il suo carattere imprescindibile.

In segreto, perchè?
Una delle originalità della situazione, tuttavia, sta nel fatto che, per tutto il tempo del negoziato, il preambolo rimane segreto. Perché nascondere così l’oggetto preciso della discussione?
Senza dubbio perché le parti in presenza diffidano delle loro rispettive opinioni pubbliche. Queste ultime, davanti all’ampiezza delle rinunce previste da una parte e dall’altra, potrebbero infatti gridare al tradimento e far fallire le discussioni – così come la revoca della scomunica dei vescovi integralisti, nel gennaio 2009, non avrebbe avuto luogo se il progetto fosse stato sventato prima di essere attuato.
L’atteggiamento del segreto ha quindi la sua coerenza: si tratta, per i capi dei due gruppi, di concludere il processo di riavvicinamento, e, solo dopo, di rivelare ai loro quali concessioni hanno accettato di fare. Certamente, allora, certi fedeli sia di un gruppo che dell’altro, recalcitreranno, o addirittura abbandoneranno. Ma i capi assumono questo rischio, sembra, ritenendo prioritaria la firma del gentlemen’s agreement.

Impossibile la conversione dei cuori?
Tuttavia, quello che appare in questo modo, è l’indifferenza dei negoziatori – e in particolare, ahimè, dei negoziatori romani, per il sensus fidei, per la capacità dei fedeli a percepire la verità della fede. Manifestamente, per loro, il conflitto può essere risolto con un accordo al vertice, con un gesto di buona volontà di qualche persona, ossia Benedetto XVI, Mons. Fellay e i loro rispettivi entrourage. Quanto al buon popolo, evidentemente si pensa che finirà sempre per allinearsi alle decisioni venute dall’alto.
Inoltre, in questo si vede che, sia per Roma che per Mons. Fellay, si tratta non tanto di restaurare la vita fraterna tra i cattolici romani e gli integralisti quanto di realizzare una transazione. La posta in gioco non è tanto la riconciliazione, che sarebbe gratuita e mobiliterebbe l’insieme dei credenti, ma la firma di un compromesso nel quale ciascuna delle due parti in negoziato accoglierebbe le rivendicazioni dell’altra per avere una contropartita. Forse il riavvicinamento dei cuori è, di fatto, impossibile: ma allora, che senso hanno le discussioni attuali?

Per una discussione collegiale e pubblica
Da un punto di vista cattolico romano, la questione alla fine è sapere se il Magistero può mettere in gioco l’eredità del Vaticano II come sta facendo, cioè solo a livello di potere supremo e in segreto. Il Concilio si è svolto alla luce del sole. Per questa ragione, se lo si vuole mettere in discussione, lo si può fare solo in maniera collegiale e pubblica. Fa parte della missione dei vescovi, e più precisamente delle conferenze episcopali nazionali, farsi carico del problema. L’eventuale ritorno degli integralisti e l’interpretazione del Vaticano II riguardano tutti i cattolici e, trattandosi di questioni di fede e di unità dei credenti, i negoziati segreti sono per lo meno problematici.

Christine Pedotti, direttore editoriale
Anne Soupa, giornalista
Thierry Jaillet, consulente di management dei sistemi d’informazione
Gilles Marmasse,  filosofo
Membri della “Conférence catholique des baptisé-e-s francophones”.

Questo testo è stato pubblicato su “La Croix” il 3 gennaio 2012 e rilanciato dal sito ufficiale della Conférence (www.baptises.fr) il 10 gennaio 2012; la traduzione e la ripresa in Italia è a cura del sito www.finesettimana.org (sezione Rassegna stampa – 12 gennaio 2012), espressione dell’ Associazione Culturale “don G. Giacomini” che aderisce alla Rete Viandanti.  Titolo e sottotitoli sono nostri. (ff)

1 Commento su “VATICANO-LEFEVRIANI: PERCHE’ NEGOZIATI SEGRETI?”

  1. Quanto riportato nell’articolo domostra la totale insensibilità del vertice gerarchico della Chiesa universale rispetto al Popolo di Dio che, come proclama il Concilio, è portatore di un sacerdozio comune in relazione alla pari con il sacerdozio ministeriale perchè entrambi partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo. C’è un’eresia nel Concilio, come proclamano i lefevriani, o c’è un’eresia nella gerarchia vaticana?
    Da qui discende tutto compreso il diktat sui “valori non negoziabili”, letteralmente un ossimoro perchè nessuno mi può dimostrare che esistano VALORI negoziabili cioè scambiabili: Con che cosa? Con dei disvalori?
    Preghiamo perchè lo Spirito ci illumini.
    Franco

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